Riabilitazione del pavimento pelvico: cos’è e perché è importante sia per le donne che per gli uomini

Articolo di SoLongevity Research
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Sabina Pelizzari Team-Medico - SoLongevity
E' un aiuto a tutte le età che permette di affrontare diversi tipi di problemi, non solo quelli spesso insorgono dopo il parto o in menopausa. Intervista a Sabina Pelizzari, fisioterapista specializzata nella riabilitazione addomino-pelvica

Di cosa parla questo articolo

  • Che cos’è la riabilitazione del pavimento pelvico e a cosa serve
  • L’impatto delle abitudini quotidiane sul pavimento pelvico
  • Abbattere i tabù per una “longevità intima” di qualità

La riabilitazione del pavimento pelvico è una disciplina che va ben oltre la semplice “ginnastica”. Si tratta di un approccio multifattoriale e multidisciplinare, finalizzato a restituire abilità funzionali a un distretto anatomico vitale, responsabile di funzioni essenziali e del piacere sessuale. Ne parliamo con Sabina Pelizzari, fisioterapista specializzata nella riabilitazione addomino-pelvica.

Dottoressa Pelizzari, molte persone associano il pavimento pelvico solo alla gravidanza o a piccoli disturbi legati all’età. Qual è la realtà?

“Il pavimento pelvico è uno dei comparti più importanti del nostro corpo. Basti pensare che, senza la sua corretta funzionalità, attività basilari come urinare o evacuare sarebbero impossibili. Ed è un tratto anatomico fondamentale a tutte le età: può essere una causa di sintomi molto comuni, come gli episodi incontinenza urinaria o di stipsi, e persino di infertilità idiopatica, come di cistiti abatteriche o del peggioramento di prolassi. Il benessere perineale inoltre è centrale nel post-partum e nella menopausa, ma ha un ruolo fondamentale anche nella sessualità sia femminile che maschile. Purtroppo, non esiste ancora una vera conoscenza sul pavimento pelvico: molti pazienti convivono per anni con dolori o disfunzioni sentendosi dire che ‘è normale’ o che il problema sia di natura psicologica. È capitato anche a me, 24 anni fa, dopo il parto della mia prima figlia. Allora nessuno ne parlava. Oggi, grazie al lavoro di tante persone, c’è più consapevolezza e, soprattutto, ci sono conoscenze scientifiche che hanno portato a un percorso specialistico guidato dal fisioterapista esperto”.

La riabilitazione è “solo” questione di fare esercizi?

“Assolutamente no. La ginnastica pelvica è solo una piccola parte. Riabilitare significa prima di tutto restituire un’abilità. Il percorso inizia con la coscientizzazione: molte persone non sanno dove sia o come si comandi questa muscolatura. Usiamo tecniche di visualizzazione, il controllo del respiro e la gestione delle pressioni intra-addominali. Oltre all’esercizio terapeutico, utilizziamo terapie fisiche come l’elettrostimolazione, la radiofrequenza, l’elettroporazione e la terapia manuale per trattare il dolore e la rigidità. L’obiettivo finale è l’automatizzazione: il paziente deve imparare a gestire il proprio corpo nella quotidianità senza doverci pensare costantemente”.

Sabina Pelizzari Team-Medico - SoLongevity

Sabina Pelizzari

Sabina Pelizzari è parte del team medico della SoLongevity Clinic di Milano. Chiedi maggiori informazioni sul percorso riabilitativo, indicato in caso di incontinenza, debolezza perineale e prolasso, disfunzioni sessuali, dolore pelvico cronico, stitichezza, emorroidi e disfunzioni colonproctologiche.
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Quali sono i comportamenti quotidiani più comuni che possono diventare fattori di rischio?

“Ci sono abitudini che sembrano banali ma sono molto dannose. Ad esempio, la ‘pipì preventiva’, ossia farla senza stimolo prima di uscire, dà input errati alla vescica e al sistema di controllo. Oppure la modalità di idratazione: bere un litro d’acqua tutto d’un fiato crea un sovraccarico senza un reale beneficio. Anche la postura in bagno è cruciale: spingere eccessivamente o stazionare a lungo sul water, magari guardando il cellulare, aumenta il rischio di prolassi e dolori. Spesso dico ai miei pazienti che se stare in bagno è un modo per prendersi del tempo per sé ed è un momento importante, di continuare a farlo, ma sedendosi sulla tavoletta abbassata”.

Anche la scelta delle calzature può influenzare direttamente la salute del pavimento pelvico?

“Questo è un punto fondamentale che spesso i pazienti trascurano. Il piede è la nostra base d’appoggio: se appoggiamo il piede in un modo piuttosto che in un altro, l’intero assetto del bacino cambia e, di conseguenza, cambia il carico sul pavimento pelvico. Non c’è un ‘bene’ o un ‘male’ assoluto, ma ogni scarpa produce un effetto diverso. Chi porta abitualmente un tacco 10, ad esempio, sposta il baricentro in avanti, creando un impatto perineale molto anteriorizzato; questo assetto può, nel tempo, predisporre maggiormente a problemi di incontinenza. Al contrario, chi usa sempre scarpe molto basse o piatte, come le classiche ballerine o le pattine, può sviluppare tensioni che si riflettono sulla schiena e sul comparto pelvico posteriore, contribuendo a dolori o stipsi. Anche tra gli uomini il discorso non cambia: la scarpa antinfortunistica rigida di un operaio o il mocassino di un professionista influenzano la postura in modo differente rispetto a una sneaker ammortizzata. Nella nostra valutazione clinica, osservare come un paziente cammina o come si alza dal lettino è prioritario”.

Quindi il fisioterapista deve “riabilitare” anche il modo di vestire o di stare in piedi?

“Più che altro dobbiamo rendere il paziente consapevole. Non direi mai a una donna che ama i tacchi di non metterli più, né a un operaio di cambiare scarpe se sono obbligatorie per la sicurezza. Il compito del fisioterapista è restituire l’abilità al gesto sportivo o lavorativo. Se un magazziniere operato di prostata deve sollevare carichi, non possiamo dirgli di cambiare lavoro, dobbiamo insegnargli a gestire le pressioni intra addominali senza impattare negativamente sul suo perineo”.

Prima di iniziare qualsiasi trattamento, come avviene la diagnosi?

“La diagnosi medica spetta allo specialista – ginecologo o urologo – ma la nostra valutazione fisioterapica è il pilastro su cui si fonda la riabilitazione. Non guardiamo solo il pezzettino: analizziamo tutte le abitudini, come detto, comprese le abitudini sessuali, l’uso di sex toys, lo stile di vita, lo sport. La valutazione è puntuale: spieghiamo che abbiamo due diaframmi, partiamo dall’addome, testiamo la rigidità del perineo e poi passiamo all’esame interno ed esterno della muscolatura, sondando sensibilità, riflessi e presenza di dolore. Osserviamo persino come il paziente entra in stanza e si siede: la postura, l’appoggio del piede e le calzature, come dicevamo, ci dicono già moltissimo sul carico che subisce il pavimento pelvico. È importante sottolineare che il fisioterapista specializzato è l’unica figura abilitata legalmente a fare riabilitazione pelvica soprattutto se parliamo di riabilitazione con terapia strumentale di cui abbiamo parlato prima”.

Parliamo di longevità intima e di educazione sessuale. Spesso la consideriamo un tema da adolescenti, ma lei sostiene che sia necessaria a ogni età. Perché?

“Perché non esiste un’educazione sessuale vera, men che meno per gli adulti. Pensiamo al post-partum o alla menopausa: nessuno spiega a una donna che è normale avere una diversa lubrificazione o una maggiore lassità o rigidità muscolare. Lo stesso vale per l’uomo: l’eiaculazione precoce, ad esempio, viene spesso vissuta come una normalità rassegnata, ma inficia profondamente l’autostima e il rapporto di coppia. Per l’uomo, la disfunzione pelvica mina l’identità profonda. Molti arrivano a dire alla partner di cercarsi un altro compagno perché non si sentono più ‘uomini’. Quando spieghiamo loro che con la rieducazione possono recuperare il controllo, cambia tutto: la ripresa funzionale diventa ripresa dell’autostima. La longevità maschile passa per la consapevolezza che il benessere intimo non finisce tra i 55 e i 70 anni. Fare educazione significa spiegare che il corpo cambia, che non si può pensare di fare sesso come a 20 anni, e che servono nuovi strumenti: dalla comunicazione corretta tra partner, alla conoscenza di come il muscolo pelvico influenzi il piacere. Non ha senso non sfruttare al massimo questo comparto solo perché non lo conosciamo. Ma questo aspetto è vissuto ancora come un tabù”.

All’interno di SoLongevity, esiste il progetto Femgevity, un percorso molto approfondito sulla salute delle donne. Come si inserisce la fisioterapia in questa visione della longevità femminile?

“Come detto, in perimenopausa e in post-menopausa avvengono cambiamenti fisiologici che possono portare a provare dolore pelvico. In questi casi si può ricorrere a diversi tipi di terapie, come radiofrequenza o elettroporazione, che permette di far penetrare sostanze – come acido ialuronico o ormoni – stabilite con il medico direttamente all’interno della mucosa, per l’idratazione e la rigenerazione dei tessuti. Associamo poi esercizi di respirazione, di attivazione e rilassamento muscolare specifici e di controllo posturale oltre alla manipolazione”.

In conclusione, qual è il messaggio per chi pensa che certi disturbi facciano semplicemente parte dell’invecchiamento?

“Che ‘invecchiamento’ non sempre significa ‘decadimento inevitabile’. Che si tratti di una donna in menopausa o di un uomo operato alla prostata, di dolore al rapporto sessuale o di piccole perdite involontarie, la riabilitazione addomino-pelvica può restituire una qualità di vita ottimale. Abbattere il tabù della salute pelvica è la chiave per permettere a uomini e donne di invecchiare nel migliore dei modi. Bisogna smettere di vergognarsi, iniziare a parlarne con più libertà e a considerare il pavimento pelvico come un prezioso alleato per la nostra salute e il nostro benessere quotidiano”.

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