Il triangolo cibo, muscoli e cervello: la nutrizione neurofunzionale come chiave per la longevità

Articolo di SoLongevity Research
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Maria Letizia Scaglioni, nutrizionista
Ne parliamo con Maria Letizia Scaglioni, biologa nutrizionista presso la SoLongevity Clinic di Milano

Di cosa parla questo articolo

  • La nutrizione neurofunzionale analizza il rapporto bidirezionale tra alimentazione e sistema nervoso, spiegando come il cervello integri segnali ormonali per regolare il metabolismo energetico, la fame, la sazietà e persino il sonno.
  • Un regime alimentare antinfiammatorio e antiossidante, basato sul modello della dieta mediterranea e ricco di Omega-3, è fondamentale per contrastare l’inflammaging e prevenire l’invecchiamento precoce e le patologie neurodegenerative.
  • Il muscolo agisce come un vero organo endocrino che, durante la contrazione, rilascia miochine capaci di migliorare la neuroplasticità cerebrale, favorire nuove connessioni neuronali e influenzare positivamente l’umore.

La nutrizione moderna si sta evolvendo verso un approccio sempre più mirato e scientifico, superando il concetto di semplice apporto calorico. Presso la Clinica SoLongevity di Milano, Maria Letizia Scaglioni, biologa nutrizionista, si occupa di nutrizione neurofunzionale, una disciplina che studia l’interazione bidirezionale tra biochimica alimentare e sistema nervoso. In questa intervista, ci guida alla scoperta di come le nostre scelte a tavola possano modulare non solo il peso, ma anche la nostra lucidità mentale, la risposta allo stress e la salute a lungo termine, sottolineando l’importanza di un approccio personalizzato.

Dottoressa Scaglioni, che cos’è, esattamente, la nutrizione neurofunzionale?

“La nutrizione neurofunzionale studia come l’alimentazione influenzi direttamente il sistema nervoso. E, viceversa, come il sistema nervoso stesso regoli i nostri comportamenti alimentari e il metabolismo energetico. Il cervello, attraverso l’ipotalamo, integra segnali ormonali come la leptina, legata al senso di sazietà, la grelina legata al senso di fame, e l’insulina. È importante capire che comportamenti spesso giudicati come ‘mancanza di volontà’, come la fame nervosa, derivano spesso da squilibri ormonali o biochimici sottostanti.

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La nutrizione neurofunzionale può intervenire nei casi di stress cronico, disturbi del sonno, disregolazione del senso di fame e alterazioni dell’asse intestino-cervello, integrando strategie nutrizionali pro-longevità. Un particolare focus è rivolto alla nutrizione sportiva, con attenzione anche all’ambito femminile, per supportare la salute ormonale nelle diverse fasi della vita.
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Si parla molto dell’asse intestino-cervello. Qual è il suo ruolo in questo equilibrio?

“L‘asse intestino-cervello è fondamentale. I batteri della nostra flora intestinale producono molecole come gli acidi grassi a corta catena che modulano l’infiammazione, la sensibilità all’insulina e la produzione di metaboliti e segnali che modulano la produzione e la funzione dei neurotrasmettitori (come serotonina e dopamina). Questi ultimi influenzano anche la produzione di melatonina e, di conseguenza, la qualità del sonno. Un sistema nervoso in equilibrio, supportato da una corretta alimentazione, ci permette di rispondere meglio allo stress, evitando che il cortisolo diventi cronicamente alto, condizione che può portare alla perdita di massa muscolare e all’accumulo di grasso”.

In che modo il cortisolo influisce sulla massa muscolare?

“La sua natura è intrinsecamente catabolica, il che significa che ha effetti catabolici sui tessuti (favorisce processi metabolici di degradazione in cui molecole complesse come carboidrati, grassi e proteine vengono scisse in molecole più semplici liberando energia, ndr). In condizioni normali, il cortisolo fornisce una risposta in acuto allo stress, agendo come un alleato del corpo. Tuttavia, quando una persona è cronicamente stressata, i livelli di questo ormone rimangono costantemente elevati. Questa presenza eccessiva e prolungata di cortisolo nel sangue può portare a diverse problematiche, tra cui la perdita di massa muscolare e una più facile deposizione di grasso”.

Qual è la base alimentare consigliata per supportare il sistema nervoso e la salute generale?

La base deve essere un’alimentazione antinfiammatoria, fondamentale per contrastare l’inflammaging, linvecchiamento legato all’infiammazione cronica silente. L’approccio di riferimento è la dieta mediterranea, ricca di alimenti funzionali: olio extravergine d’oliva, cacao amaro, frutti rossi e spezie come curcuma, pepe nero, peperoncino, cannella. Un ruolo chiave è svolto dagli omega-3 presenti nel pesce azzurro e nel salmone, che sono nutrienti con azione antinfiammatoria e di supporto alla salute cardiovascolare e cerebrale”.

Esistono differenze sostanziali tra uomo e donna nell’approccio nutrizionale?

“Certamente. Uomo e donna sono diversi dal punto di vista ormonale. Mentre l’uomo ha un profilo ormonale più costante, la donna vive variazioni ormonali legate al ciclo mestruale e alle diverse fasi della vita che richiedono adattamenti nutrizionali. Le donne hanno fisiologicamente una predisposizione a una maggiore massa grassa e un metabolismo basale generalmente inferiore, legato anche alla corporatura. Durante l’età fertile, bisogna prestare attenzione alle carenze di ferro e garantire una quota proteica adeguata, frazionata nella giornata, per stimolare la sintesi muscolare e prevenire la fame nervosa. Anche in menopausa l’apporto proteico e di calcio diventa cruciale per contrastare la perdita di massa muscolare e il rischio di osteoporosi”.

A proposito di nutrienti, ci può dare dei consigli pratici su come abbinare i cibi?

“Un errore comune è ostacolare l’assorbimento di nutrienti essenziali. Ad esempio, il calcio può contrastare l’assorbimento del ferro; quindi, è meglio non abbinare carne rossa e formaggi nello stesso pasto. Anche il caffè e il , contenendo caffeina e teina, riducono l’assorbimento del ferro: sarebbe meglio consumarli lontano dai pasti, magari a metà mattina, anche per non esacerbare i picchi di cortisolo al risveglio. Al contrario, la vitamina C, come il succo di limone sulla carne, potenzia l’assorbimento del ferro”.

Perché è così importante considerare il muscolo non solo per il movimento, ma per la salute del cervello?

“Il muscolo è un vero e proprio organo endocrino. Quando lo contraiamo, rilascia molecole chiamate miochine, come l’interleuchina 6, che migliorano la neuroplasticità, favoriscono nuove connessioni neuronali e influenzano positivamente l’umore. Lo sport, quindi, migliora letteralmente la struttura del nostro cervello”.

Ci sono indicazioni particolari per chi pratica sport ad alta intensità?

“Sì, queste persone, come per esempio i runner, possono essere esposti a un aumento temporaneo dello stress ossidativo e del carico infiammatorio se il recupero non è adeguato, che può predisporre a invecchiamento precoce e patologie neurodegenerative. Per contrastare questi rischi e ottimizzare la performance è ancora più importante adottare un’alimentazione antinfiammatoria ricca di omega-3, spezie e antiossidanti. Inoltre, per sostenere la sintesi muscolare, gli sportivi devono garantire un apporto proteico adeguato e frazionato, che può variare da 1,5g a 2,2g per chilo di peso corporeo”.

In cosa consiste l’approccio della nutrizione di precisione presso la Clinica SoLongevity?

“Utilizziamo strumenti diagnostici avanzati per fornire indicazioni utili su alterazioni metaboliche precoci, da integrare con il quadro clinico e laboratoristico tradizionale. Attraverso la metabolomica, che si fa tramite l’analisi delle urine, individuiamo carenze di micronutrienti. Il valore aggiunto di questo test rispetto ai tradizionali esami risiede nella sua capacità di identificare i problemi ‘alla radice’: spesso, infatti, le analisi ematiche risultano normali anche quando una carenza è già iniziata ma non ancora manifesta nel circolo sanguigno. Grazie alla metabolomica è possibile agire in modo preventivo, colmando queste lacune attraverso l’alimentazione o un’integrazione mirata prima che la condizione peggiori”.

Ci sono altri parametri che misurate per valutare la “riserva di longevità”?

“Sì. Valutiamo la composizione corporea, non solo con il peso, ma tramite bioimpedenziometria clinica e la DEXA, un esame a raggi X a bassissima intensità che permette di vedere il grasso viscerale, quello nascosto intorno agli organi e più pericoloso per il rischio cardiovascolare e infiammatorio. Infine, misuriamo la capacità aerobica (VO2Max) e la forza fisica con l’handgrip test, entrambi predittori fondamentali di longevità, per strutturare piani alimentari e di allenamento altamente personalizzati”.

A proposito di grasso viscerale, come si interviene sui cosiddetti “falsi magri” (skinny fat)?

“I falsi magri sono persone che appaiono magre ma hanno un eccesso di grasso viscerale. In questi casi bisogna agire su più fronti: ridurre drasticamente alcol e zuccheri, preferire i cereali integrali e combattere la sedentarietà con attività fisica mirata. In generale, riconoscere la necessità di una personalizzazione basata sul genere, sulle condizioni di partenza e sullo stile di vita costituisce il pilastro per una longevità in salute, dove la prevenzione diventa un atto scientifico e quotidiano”.

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