Lo stile di vita è la prima “pillola della longevità” e i dati dalla letteratura scientifica non lasciano spazio a dubbi: una persona di 45 anni che adotta uno stile di vita da moderatamente buono a molto buono può aspirare a raggiungere gli 80 anni senza patologie gravi, guadagnando potenzialmente due decenni di vita in salute. Al contrario, un individuo che a 45 anni persiste in comportamenti ad alto rischio (sedentarietà, fumo, sovrappeso) inizierà a sperimentare gravi patologie già a 60 anni, perdendo quindi 20 anni di benessere.

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Vai alla paginaLe 6 colonne lifestyle della longevità
Gli elementi chiave per questa estensione della longevità sono ben noti: l’esercizio fisico regolare (ovvero quattro-cinque ore a settimana di esercizio fisico moderato o intenso, che si differenzia dalla semplice camminata) è considerato la “longevity pill” per eccellenza. A questo si affiancano:
- una dieta bilanciata, preferibilmente mediterranea e ricca di fibre vegetali;
- l’allenamento cognitivo;
- l’attenzione al sonno;
- la socialità che previene l’isolamento e la conseguente degenerazione neuronale;
- la sessualità
Non a caso esercizio fisico, alimentazione sana, ginnastica cognitiva, sonno, socialità e sessualità sono chiamati le “colonne lifestyle della longevità”.
Lo stile di vita sano è come un farmaco
Il potere dello stile di vita non è solo preventivo, ma terapeutico. Studi recenti, per esempio, hanno dimostrato che l’efficacia dell’attività fisica (secondo un protocollo ben definito) nel ridurre il rischio di ricaduta nel tumore del colon è paragonabile a quella di un farmaco. Inoltre, l’esercizio fisico costante è associato a una significativa riduzione delle mutazioni epigenetiche stocastiche (SEM) nelle aree degli oncogeni, suggerendo che l’attività fisica non solo riduca la mortalità, ma possa anche prevenire l’insorgenza stessa del tumore.
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Vai alla paginaMa la medicina del territorio non si occupa degli stili di vita
“Nonostante queste chiare evidenze, l’integrazione istituzionale tra la medicina e gli stili di vita rimane un evento raro – dice Alberto Beretta, Presidente e Direttore Scientifico di SoLongevity – Il punto ideale di contatto tra il sistema di assistenza e la popolazione è la medicina del territorio, ovvero il medico di famiglia. Tuttavia, ad oggi la medicina del territorio sembra essere impermeabile all’approccio basato sul lifestyle. I medici di famiglia sono sovraccaricati dalla gestione delle patologie, dei costi e di altre direttive. Di conseguenza sono pochi i medici che oggi riescono a prendere in carico lo stile di vita dei loro pazienti”.
Il risultato è che le sane abitudini sono quasi sempre demandate alla buona volontà dei singoli e senza che vi sia né un protocollo chiaro né un sistema di misurazione dei benefici ottenuti.
PNRR e tecnologia: un’opportunità mancata
“La vera criticità è di natura istituzionale – riflette Beretta – Si sperava che l’avvio del PNRR e la creazione delle Case della Salute potessero concretizzare un coordinamento che permettesse a medici, nutrizionisti e personal trainer di lavorare insieme in un unico servizio, sotto la supervisione del curante. Purtroppo questa progettualità non si è realizzata: le Case della Salute sono diventate principalmente una ridistribuzione dei medici di famiglia sul territorio, senza un vero piano di collaborazione”.
Le tecnologie che oggi possono fare la differenza
Eppure, la medicina moderna ha a disposizione strumenti di precisione che potrebbero rivoluzionare il settore. Le tecnologie indossabili (wearables) insieme alla diagnostica avanzata e all’intelligenza artificiale potrebbero permettere al medico di tracciare la compliance del paziente alle indicazioni di lifestyle con grande precisione.
“Questa direzione tecnologica rappresenta una vera scommessa per la sanità pubblica per la capacità di ridurre drasticamente la morbilità della terza età – conclude Beretta – Tuttavia, le tecnologie sono ancora considerate immature e costose, il che rallenta la loro adozione”.
Un ponte tra medicina e lifestyle
I dati della Sorveglianza Passi dell’Istituto Superiore di Sanità e di altre indagini epidemiologiche ci restituiscono, intanto, una fotografia preoccupante, sia per quanto riguarda la sedentarietà e il sovrappeso, sia per altre abitudini dannose come il tabagismo. Una “medicalizzazione”, in senso positivo, del lifestyle – ossia un punto di incontro tra lo stile di vita e la medicina preventiva – potrebbe invece portare grandi benefici.










