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Ovaio policistico, con la prevenzione si potrebbero evitare problemi di memoria e invecchiamento cerebrale

Articolo di SoLongevity Research
Un nuovo studio suggerisce la possibilità che la sindrome sia correlata a un invecchiamento anticipato del cervello. Attività fisica e cambiamenti di stile di vita potrebbero quindi aiutare a ridurre il rischio

Di cosa parla questo articolo

  • In passato, la sindrome dell’ovaio policistico è stata collegata a problemi metabolici come obesità e diabete
  • Secondo un nuovo studio, la sindrome potrebbe essere correlata anche a un invecchiamento precoce del cervello
  • Le donne che ne soffrono hanno ottenuto punteggi peggiori nei test di memoria, attenzione e capacità verbali

Per le donne che soffrono della sindrome dell’ovaio policistico l’adozione di stili di vita salutari potrebbe rivelarsi estremamente importante. Esercizio fisico e la giusta attenzione per la salute mentale, infatti, aiutano a mantenere giovane il nostro cervello anche nella terza età. E un nuovo studio dell’Università della California di San Francisco suggerisce la possibilità che tra le complicanze di questo disturbo endocrino ci siano anche problemi di memoria e difficoltà di ragionamento, sintomo di un invecchiamento precoce del cervello che inizia a farsi notare al raggiungimento della mezza età.

La ricerca

“La sindrome dell’ovaio policistico è un problema riproduttivo comune che colpisce fino al 10% delle donne”, spiega Heather Huddleston, ricercatrice dell’Università della California di San Francisco che ha partecipato allo studio. “È stata collegata a problemi metabolici come obesità e diabete, che possono causare a loro volta disturbi cardiaci, ma si sa ancora molto poco sugli effetti che può avere sulla salute del cervello. E si tratta di aspetti che possono influenzare le persone su molti livelli, compresa la qualità di vita, il successo lavorativo e la sicurezza finanziaria”.  

Lo studio, pubblicato sulla rivista Neurology, ha coinvolto circa 900 donne, che sono state seguite dai ricercatori per un periodo di 30 anni. Al termine del periodo di monitoraggio tutte le partecipanti sono state sottoposte a una serie di test pensati per misurare le capacità di memoria, la produzione verbale, la velocità di elaborazione delle informazione e l’attenzione. Al contempo, i ricercatori hanno verificato la comparsa dei sintomi della sindrome dell’ovaio policistico in tutte le partecipanti, confermando la diagnosi per 66 di loro. A quel punto, i risultati dei test di salute cognitiva sono stati comparati tra partecipanti sane e partecipanti che avevano sviluppato il disturbo, per verificare la possibile presenza di differenze ricollegabili alla patologia.

I risultati

Le donne affette dalla sindrome hanno ottenuto punteggi peggiori in ben tre test su cinque: memoria, attenzione e capacità verbali. Un sotto gruppo di partecipanti è stato inoltre sottoposto a scansioni cerebrali. 25 di loro avevano sviluppato la sindrome dell’ovaio policistico, e le analisi hanno mostrato una minore integrità della sostanza bianca (il fascio di fibre nervose che connette l’encefalo al midollo spinale), una caratteristica che i ricercatori hanno interpretato come un indizio di un invecchiamento precoce del sistema nervoso.

I risultati dovranno essere confermati con studi più approfonditi, ma suggeriscono la possibilità che il distubo endocrino alla base della sindrome dell’ovaio policistico possa determinare anche un maggiore rischio di declino cognitivo precoce nelle pazienti. Suggerendo un ruolo importante, in questa categoria di pazienti, per la prevenzione.

“Serviranno ulteriori ricerche per confermare questi risultati, determinare in che modo i cambiamenti osservati occorrano e per sperimentare come ridurre le chance di sviluppare questi problemi di memoria e di ragionamento”, sottolinea. “Apportare cambiamenti alle proprie abitudini, dedicando più tempo all’esercizio cardiovascolare o a promuovere la propria salute mentale, potrebbero ad esempio aiutare a migliorare l’invecchiamento cerebrale in questa popolazione di pazienti”.

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Nicola Palmarini è uno dei principali esperti globali di innovazione nell’invecchiamento e nella longevità ed è il direttore del National Innovation Centre for Ageing (NICA) del Regno Unito, un’organizzazione globale sostenuta da un investimento iniziale del governo britannico e dell’Università di Newcastle per aiutare a co-innovare – insieme ai cittadini e alle organizzazioni pubbliche e private – servizi, tecnologie e prodotti e a proporli al mercato attraverso modelli di business innovativi, etici e sostenibili. È membro del Comitato scientifico di SoLongevity.

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