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Integratori Alimentari_2: le domande da farsi per sceglierli bene

Articolo di SoLongevity Research

Come vi avevamo anticipato nel primo articolo di questa guida, l’integrazione alimentare non è universale: non esistono “migliori” integratori alimentari che vadano bene per tutti bensì la scelta degli integratori deve variare in basse all’età, al genere e allo stato di salute, nonché agli obiettivi che si vogliono raggiungere. Ma, in pratica, che cosa vuol dire? Per capirlo vi proponiamo una serie di domande che possono aiutarvi a tracciare un primo profilo personale, ad appuntarvi quegli aspetti da riferire a un professionista della nutrizione per procedere agli opportuni approfondimenti e stilare un piano di integrazione su misura.

Tenere per qualche tempo un diario alimentare aiuta a capire se la propria dieta non è bilanciata e a prevedere esami per identificare eventuali deficit di nutrienti

Come mi sento?

È certamente la prima domanda da cui partire e include il benessere sia psicologico sia fisico sia cognitivo. Ci condizioni fisiologiche che richiedono attenzioni particolari. Per le donne, per esempio, sono la gravidanza, l’allattamento e la perimenopausa e la menopausa. Essere seguiti da professionisti in questi casi è davvero d’obbligo, perché il metabolismo cambia in modo notevole. Va da sé che questa domanda ne contiene implicitamente un’altra: quanti anni ho? Attenzione, però, perché non esiste solo l’età anagrafica, ma anche l’età biologica, fortemente influenzata sia dalla genetica sia dallo stile di vita.

Ho malattie?

Gli integratori alimentari sono farmaci? È una domanda che si pongono in molti e la risposta è no. Questo, però, non vuol dire che non abbiano effetti sulla salute: possono, al contrario, essere molto utili, soprattutto a scopo preventivo. Come abbiamo già ricordato, anche una semplice gastrite può modificare l’assorbimento di nutrienti. Un check up della proprie condizioni di salute è sempre utile, perché aiuta anche a prendere coscienza di alcune condizioni che magari non sono ancora patologiche, il cui rischio aumenta con l’avanzare dell’età – e su cui è possibile intervenire. Prendiamo, ad esempio la dislipidemia o altre condizioni che possono portare alla sindrome metabolica, spesso sottodiagnosticata. La sindrome incide anche dal punto di vista farmacologico perché alcuni medicinali riducono o interferiscono con l’assorbimento e la sintesi dei principi nutrizionali. A titolo di esempio, le statine riducono l’assorbimento della vitamina Q10, i betabloccanti e i diuretici interferiscono con il gruppo delle vitamine B e con gli oligominerali, il paracetamolo interferisce con la produzione endogena di glutatione. 

Come mangio? 

L’abbiamo già menzionato ma è bene sottolinearlo: molti di noi riescono ad assumere la quantità sufficiente di vitamine, minerali e gli altri nutrienti attraverso l’alimentazione. La dieta, però, deve essere molto varia e ben bilanciata, sul modello della dieta mediterranea. Non sempre è così semplice, complici la cronica mancanza di tempo e lo stress che attanagliano le nostre vite. E spesso si crede di mangiare molto meglio di quanto non si faccia in realtà. Per avere un’idea delle nostra dieta, il consiglio è di tenere un diario per qualche settimana: se qualcosa manca o viene consumata in modo eccessivo salterà subito all’occhio: se non al vostro, di certo a quello di un nutrizionista.

Soffro di intolleranze o allergie alimentari, o condizioni che incidono sull’assorbimento dei nutrienti? 

Se la risposta è sì, questa è un’informazione essenziale da riferire alle persone che vi aiuteranno a stendere il vostro piano di integrazione alimentare. Il medico, se già non ne è a conoscenza, potrà prescrivere degli esami di approfondimento per accertare la presenza del disturbo e quanto influenza l’apporto di nutrienti. Risultati alla mano, si procederà a colmare eventuali deficit scegliendo i prodotti più adatti. Anche una semplice gastrite, per esempio, può modificare la capacità del nostro organismo di digerire e assorbire le sostanze nutritive, per cui anche la formulazione e il dosaggio di un integratore potrebbero cambiare.

L’integrazione alimentare non è universale: non è la stessa per tutti e cambia in base all’età, al genere, allo stato di salute, agli obiettivi che si vogliono raggiungere

 

Seguo un regime alimentare particolare ?

Le persone che seguono regimi alimentari che escludono alcuni cibi, se non riescono a bilanciare e a diversificare a sufficienza la propria dieta, hanno maggiori possibilità di soffrire di deficit di questo o quel nutriente. Le persone vegane, per esempio, dal momento che escludono qualsiasi alimento di origine animale, rischiano più facilmente di non assumere abbastanza vitamina B12 e alcuni aminoacidi essenziali. Lo stesso può accadere alle persone anziane. Anche chi sta semplicemente a dieta, magari seguendo la moda del momento, può avere carenze. A questo proposito, va ricordato che gli integratori alimentari assunti nel modo adeguato non fanno ingrassare.

Praticare attività fisica, soprattutto se frequente e ad alta intensità, può condizionare il fabbisogno di nutrienti

Faccio attività fisica? Se sì, di che tipo e a che livello?

Per capire se ci serve integrare la nostra alimentazione e quindi stendere un buon piano, è importante inquadrare il nostro stile di vita. Il fabbisogno di nutrienti, infatti, cambia in base ai consumi e alle esigenze, anche al tipo di attività fisica e alla frequenza e all’intensità dell’allenamento. A titolo di esempio, un training regolare (3 volte alla settimana, 30′) e la sua dominante (aerobico or anaerobico, intenso o di resistenza) può veramente suggerire un piano di integrazione completamente diverso.

Quali esami sono utili ? 

La diagnostica di laboratorio ci può aiutare enormemente a comprendere le carenze e i fabbisogni di integrazione specifici. Esiste la possibilità di valutare lo stato e l’eventuale carenza di tutti i maggiori gruppi vitaminici (per esempio A, D, K, C, B) e anche degli oligoelementi (rame, ferro, etc.). Questi esami sono a volte costosi: la spesa può aggirarsi intorno a qualche centinaio di euro se li si volesse fare tutti, ed è per questa ragione che non vengono normalmente prescritti dal medico di famiglia se non in presenza di sintomi di carenza evidenti. 

In realtà è un investimento molto utile per chi voglia avviare un programma di alimentazione e integrazione alimentare su misura e anticipare le problematiche fisiologiche e patologiche connesse alla mancanza di principi nutrizionali di base. 

È  un controllo che andrebbe ripetuto periodicamente, in particolare durante i passaggi importanti della nostra vita.  

Prima del colloquio con il medico e il professionista della nutrizione è utile tracciare un primo profilo personale e definire i propri obiettivi

Quali sono i miei obiettivi?

I motivi per cui una persona inizia a riflettere sulla necessità di integrare la propria alimentazione possono essere i più disparati: le soluzioni saranno dunque altrettanto varie e specifiche per l’obiettivo che si vuole conseguire. Certe persone, per esempio, sono più predisposte di altre ai malanni di stagione e potrebbero cercare un modo per supportare le proprie difese immunitarie. Altre soffrono di cistiti ricorrenti e hanno bisogno di riequilibrare il proprio microbiota. L’importante è stabilire l’obiettivo a priori e capire con un nutrizionista o un medico esperto se esiste davvero qualche prodotto valido, testato scientificamente, che ha dimostrato di poterci aiutare. Una volta individuati tali prodotti, bisogna capire se è possibile misurare l’efficacia su di noi. Le domande da porsi allora sono

  • Esistono dei parametri che posso misurare in modo corretto e oggettivo per definire il mio livello di partenza?
  • Che tipo di risultati posso attendermi e dopo quanto tempo di assunzione dell’integratore?
  • Ogni quanto tempo devo rimisurare i parametri?
  • Oltre ad assumere integratori, cos’altro devo fare per massimizzarne l’efficacia?

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