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Senolitici, che cosa sono?

Articolo di SoLongevity Research
I senolitici sono molecole che interferiscono con il metabolismo delle cellule senescenti e le eliminano in modo specifico

Di cosa parla questo articolo

  • Le cellule senescenti sono associate all’invecchiamento e alle condizioni cliniche correlate
  • Eliminare le cellule senescenti potrebbe prevenire l’invecchiamento dei tessuti e tutelare la salute dell’organismo più a lungo
  • I senolitici sono molecole in grado di portare a morte le cellule senescenti

Che cosa sono i senolitici?

Con il termine senolitici si indicano molecole, naturali o sintetiche, che interagiscono in modo specifico con le cellule senescenti dell’organismo, portando alla loro eliminazione.

Le cellule senescenti sono cellule vecchie non più funzionali che hanno perso anche la capacità di “suicidarsi” (in gergo tecnico si dice che non vanno in apoptosi); possono però rilasciare molecole infiammatorie e contribuiscono all’invecchiamento dei tessuti e alla comparsa di condizioni cliniche associate all’invecchiamento.

I senolitici sono un sottogruppo di geroprotettori, ossia tutti quegli interventi volti a rallentare l’invecchiamento, allungando la vita dell’organismo. Sono geroprotettori anche i composti chiamati senomorfi (o senostatici) che sono in grado di bloccare la senescenza cellulare o di alterare le molecole secrete ma che, a differenza dei senolitici, non inducono morte cellulare.

Come funzionano i farmaci senolitici?

I composti senolitici agiscono interferendo con i meccanismi biochimici delle cellule senescenti e ne causano la morte.

Dal momento che diversi studi preclinici (in vitro e su modelli animali) hanno messo in evidenza il collegamento diretto tra le cellule senescenti, l’invecchiamento e le condizioni cliniche connesse, l’ipotesi è che intervenire con sostanze ad azione senolitica possa essere una strategia per mantenere l’organismo in salute più a lungo, prolungandone anche la vita.

Gli studi sull’essere umano, al momento, sono limitati e i risultati sono preliminari. Alcuni composti senolitici possono infatti avere effetti collaterali indesiderati che dunque richiedono un’attenta pianificazione delle sperimentazioni nei dosaggi e nelle tempistiche di somministrazione. Al momento si ritiene, per esempio, che un’eventuale terapia con senolitici debba richiedere una somministrazione a intermittenza anziché in cronico.

Quali sono le sostanze senolitiche?

Fino ad ora sono state riconosciute sette classi di senolitici, in relazione al meccanismo molecolare su cui agiscono per portare alla morte delle cellule senescenti. Tra i primi senolitici identificati si ricordano il dasatinib (un farmaco utilizzato per trattare alcune forme di leucemia) e la quercetina (un flavonoide naturale presente in frutta e verdura): la loro somministrazione combinata in studi preclinici ha dimostrato benefici per quanto riguarda condizioni cliniche associate all’invecchiamento come l’aterosclerosi, l’osteoporosi, la fibrosi polmonare e la neurodegenerazione; più di recente sono stati osservati un miglioramento della salute e un allungamento della vita media nei topi anziani. Su queste basi sono stati avviati anche dei trial clinici sull’essere umano, per verificare gli effetti della combinazione dasatinib e quercetina a intermittenza sulla progressione della malattia di Alzheimer e della fibrosi polmonare.

Oltre alla quercetina, altri senolitici naturali sono la piperlongumina (presente nella pianta Piper longum), la curcumina (che si può estrarre dalla curcuma) e la fisetina (che si può trovare in frutta e verdura come fragole, mele, cipolle e cetrioli).

La rapamicina, un noto farmaco anti-rigetto, sta dimostrando proprietà utili per contrastare l’invecchiamento, ma non uccide le cellule senescenti, e pertanto deve essere considerata una molecola senomorfa.

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Nicola Palmarini è uno dei principali esperti globali di innovazione nell’invecchiamento e nella longevità ed è il direttore del National Innovation Centre for Ageing (NICA) del Regno Unito, un’organizzazione globale sostenuta da un investimento iniziale del governo britannico e dell’Università di Newcastle per aiutare a co-innovare – insieme ai cittadini e alle organizzazioni pubbliche e private – servizi, tecnologie e prodotti e a proporli al mercato attraverso modelli di business innovativi, etici e sostenibili. È membro del Comitato scientifico di SoLongevity.

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