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Che cos’è la rapamicina e che effetti ha sulla longevità?

Articolo di SoLongevity Research
La rapamicina, attualmente utilizzata come farmaco anti-rigetto post trapianto, sembra contrastare la riduzione dell’espressione degli istoni dovuta all’invecchiamento. Può però causare effetti collaterali anche gravi

Di cosa parla questo articolo

  • La rapamicina è un antibiotico naturale prodotto da un batterio, ma è approvata come farmaco anti-rigetto post trapianto
  • La rapamicina sembra contrastare la riduzione dell’espressione degli istoni dovuta all’invecchiamento, allungando la vita degli animali modello anche del 50-60%
  • La ricerca si sta concentrando sullo studio di dosi e tempi di somministrazione per evitare gli effetti collaterali

Che cos’è la rapamicina?

La rapamicina è un antibiotico di origine naturale, prodotto da un batterio del suolo, lo Streptomyces hygroscopicus, e isolato per la prima volta da un campione di terreno proveniente dall’isola di Rapa Nui (Isola di Pasqua), da cui prende il nome. La rapamicina, comunque, è nota anche come Sirolimus. Più che come antibiotico, però, questa molecola è stata approvata dalla statunitense Food and Drug Administration (FDA) e dalla European Medicine Agency (EMA) come farmaco per prevenire il rigetto di organi appena trapiantati, grazie alle sua capacità di ridurre la risposta immunitaria.

Come agisce?

Nei mammiferi, la rapamicina agisce su un enzima in grado di regolare la crescita, la proliferazione e la sopravvivenza delle nostre cellule.
Proprio perché costituisce il principale bersaglio della rapamicina, questo enzima è stato nominato mammalian Target Of Rapamycin (mTOR).

Perché la rapamicina è considerata una molecola della longevità?

Alcuni studi hanno evidenziato che la rapamicina stimola la sintesi di particolari proteine chiamate istoni, che interagiscono con il DNA e
hanno la fondamentale funzione di permettergli di compattarsi all’interno del nucleo della cellula. In pratica, gli istoni funzionano per il DNA come dei veri e propri rocchetti, come quelli sui quali si avvolge il filo per cucire. Senza istoni le nostre cellule non sarebbero in grado di sopravvivere e persino piccole mutazioni di queste speciali proteine risultano spesso letali. L’espressione degli istoni si riduce naturalmente durante l’invecchiamento, ma si è visto che il fenomeno sembra essere contrastato dalla somministrazione di rapamicina, quantomeno nei moscerini della frutta e nei topi, e soprattutto nelle cellule intestinali di questi animali. Ecco quindi una delle ipotesi che spiegherebbe il suo effetto sulla longevità: somministrata per un periodo di tre mesi a topi di 20 mesi di età (che equivale a circa 60-65 anni negli umani), la rapamicina si è dimostrata capace di allungarne la vita di circa il 50%.

Può dare effetti collaterali?

La somministrazione di rapamicina ai dosaggi che si utilizzano per evitare il rigetto di organi appena trapiantati può causare numerosi effetti collaterali
anche gravi, fra cui aumento del colesterolo e del glucosio nel sangue (con possibile insorgenza di diabete), accelerazione del battito cardiaco, rallentamento nella cicatrizzazione delle ferite, formazione di ulcere nella bocca e comparsa di disturbi mestruali. Per questo motivo, parte della comunità scientifica sta focalizzando la ricerca in questo ambito sulla possibilità di somministrare bassi dosaggi di questa molecola e per brevi periodi di tempo.

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