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Il tempo ci cambia, anche nel Dna. Ecco come.

Articolo di Priscilla Biswas Deputy Scientific Director di SoLongevity
Nel corso della vita i danni al DNA si accumulano e le estremità dei cromosomi si accorciano. E tutto questo ha molto a che fare con l’invecchiamento

Di cosa parla questo articolo

  • Cos’è il DNA e come è organizzato all’interno delle cellule
  • Cos’è l’instabilità del genoma
  • Qual è il ruolo delle sirtuine nei meccanismi di riparazione del DNA

Nel tempo il nostro DNA cambia: accumula progressivamente dei piccoli danni, cioè mutazioni (o, meglio, alterazioni), che sono parte del processo di invecchiamento. Quando l’instabilità del genoma (ovvero la frequenza di questi danni al materiale genetico) aumenta, il fenomeno può sottendere allo sviluppo dei tumori e di alcune patologie degenerative. Tanti fattori contribuiscono all’accumulo di danni al DNA e sono sia esogeni, come le sostanze chimiche o le radiazioni ionizzanti, sia endogeni, per esempio i radicali liberi dell’ossigeno (ROS) o gli errori random nel processo di replicazione del DNA. Fortunatamente, la maggior parte degli organismi viventi, noi compresi, è dotata di meccanismi di riparazione del DNA, che tuttavia invecchiando diventano inefficienti. Lo abbiamo accennato nel primo capitolo ed ora scenderemo più in profondità, per capire meglio gli aspetti biologici che sottendono a questo processo.

Come è fatto il DNA?

Il DNA, o acido desossiribonucleico, è il materiale che raccoglie tutte le informazioni, “impacchettate” in geni, relative a un essere vivente. È come un libro di ricette, ciascuna delle quali serve per creare le proteine che compongono l’organismo e gli consentono di funzionare.

Dal punto di vista chimico il DNA è un polimero, ossia una macromolecola che si compone di quattro differenti monomeri. Ogni monomero, che prende il nome di nucleotide, è costituito da un gruppo fosfato, una molecola di zucchero (desossiribosio) e una base azotata (adenina, timina, citosina o guanina). I monomeri si uniscono tra loro a formare una catena (o filamento) di DNA. ‍In realtà la maggior parte del DNA presente nelle nostre cellule è a doppio filamento: due catene polinucleotidiche si uniscono tra loro per affinità di basi azotate, che formano coppie adenina-timina e guanina-citosina. Possiamo immaginare la molecola di DNA a doppio filamento come una scala a pioli, in cui l’impalcatura è costituita dalle molecole di zucchero e dai gruppi fosfato, mentre i pioli sono le basi azotate. Tale molecola, poi, si avvolge su sé stessa a formare la famosa doppia elica del DNA.

Ogni macromolecola di DNA è composta da due filamenti complementari di nucleotidi che si avvolgono a formare la famosa doppia elica.

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Nicola Palmarini è uno dei principali esperti globali di innovazione nell’invecchiamento e nella longevità ed è il direttore del National Innovation Centre for Ageing (NICA) del Regno Unito, un’organizzazione globale sostenuta da un investimento iniziale del governo britannico e dell’Università di Newcastle per aiutare a co-innovare – insieme ai cittadini e alle organizzazioni pubbliche e private – servizi, tecnologie e prodotti e a proporli al mercato attraverso modelli di business innovativi, etici e sostenibili. È membro del Comitato scientifico di SoLongevity.

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