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Il magnesio fa bene al cervello?

Articolo di SoLongevity Research
Chi assume dosi di magnesio maggiori presenta in media un volume di massa grigia più elevato e una minore quantità di lesioni della materia bianca. Saranno tuttavia necessari ulteriori studi per confermare questi risultati

Di cosa parla questo articolo

  • Le persone che assumono più magnesio attraverso la propria dieta corrono un rischio più basso di sviluppare demenza
  • In generale, chi assume dosi di magnesio maggiori presenta in media un volume di massa grigia più elevato e una minore quantità di lesioni della materia bianca
  • Gli effetti “neuroprotettivi” del magnesio potrebbero essere legati al controllo dello stress ossidativo e della neuroinfiammazione

La nostra dieta, lo sappiamo, ha un forte impatto sulla nostra salute, sia a breve che a lungo termine. E sempre più studi stanno sottolineando l’importanza di un adeguato bilanciamento nell’assunzione, oltre che dei principali componenti della nostra dieta (o macronutrienti, cioè proteine, grassi e carboidrati) anche dei micronutrienti, costituiti principalmente da sali minerali e vitamine. Con uno studio pubblicato sullo European Journal of Nutrition, un team di ricercatori della Australian National University si è chiesto nello specifico che ruolo abbia il magnesio nel mantenimento della nostra salute, in particolare di quella del nostro cervello. Ecco cosa è emerso.

Il magnesio ha funzioni protettive sul cervello?

In letteratura scientifica ci sono già molti studi a sostegno di una possibile funzione “neuroprotettiva” del magnesio, o quantomeno della correlazione fra i livelli di questo minerale che vengono assunti attraverso la dieta e alcuni parametri indicativi per la salute del nostro cervello. Per esempio, i risultati di uno studio pubblicato nel 2012 condotto in Giappone avevano mostrato che, fra i partecipanti, quelli che assumono più magnesio attraverso la dieta corrono un rischio più basso di sviluppare qualche forma di demenza rispetto a quelli che ne assumono di meno. Un altro studio, questo del 2022 e condotto negli Stati Uniti, porta evidenze simili, concludendo che l’assunzione di almeno 350 milligrammi di magnesio al giorno è associata in generale a migliori funzioni cognitive.

Una dieta più ricca di magnesio è correlata a un miglior stato di salute del cervello: il rischio di sviluppare demenze diminuisce

In che modo il magnesio può aiutare a contrastare il declino cognitivo?

Rispetto alla maggior parte delle ricerche precedenti che coinvolgevano persone con più di 60 anni, il nuovo studio della Australian National University prova ad ampliare la fascia di età presa in considerazione, e anche a comprendere su quali specifici parametri fisiologici il magnesio svolga il suo effetto.

I ricercatori hanno analizzato i dati relativi a oltre seimila individui sani, di età compresa fra i 40 e i 73 anni. In particolare, hanno preso in esame, attraverso strumenti diagnostici come la risonanza magnetica, specifici parametri fra cui il volume della materia grigia e le lesioni della materia bianca (in inglese White Matter Lesions, WML), quella che consente lo scambio di informazioni fra aree diverse della materia grigia. La presenza di WML è indicativa del processo di declino cognitivo ed ha normalmente inizio a partire da danni ai piccoli vasi sanguigni intra-cranici.

Per ottenere i dati sui livelli di assunzione di magnesio, ai partecipanti è stato chiesto di compilare, in cinque momenti diversi nell’arco di 16 mesi, un questionario riguardante le proprie abitudini alimentari. È emerso così che una maggiore assunzione di magnesio attraverso la dieta è generalmente correlata a volumi cerebrali più elevati e a livelli più bassi di lesioni della materia bianca in diverse regioni del cervello. In altre parole, il magnesio sembra avere un effetto positivo sulla salute del nostro cervello: mantenerne intatta la struttura, come si può intuire, è fondamentale per preservarne le funzioni. In base a questi risultati, dunque, il magnesio avrebbe un ruolo positivo su entrambi i parametri investigati, particolarmente visibile all’interno della popolazione femminile e soprattutto nel periodo post-menopausa.

Un meccanismo attraverso il quale il magnesio potrebbe esercitare le sue funzioni neuroprotettive è la regolazione dello stress ossidativo e della neuroinfiammazione: secondo diversi studi condotti sui topi, ad esempio, la carenza di magnesio stimola la produzione di mediatori pro-infiammatori.

Un alleato facilmente integrabile

Nonostante questo ampio corpo di evidenze accumulate nel tempo, alcuni aspetti sono ancora in attesa di spiegazioni. Durante lo studio australiano, per esempio, è emersa un’osservazione inaspettata: i componenti del gruppo di partecipanti chiamato “high decreasing”, cioè quelli che hanno drasticamente ridotto i propri livelli di assunzione di magnesio durante i 16 mesi di osservazione, sono risultati avere in media volumi di materia grigia più elevati rispetto al gruppo nel quale i livelli di assunzione del minerale sono rimasti costanti nel tempo (detto “normal stable”). L’apparente contraddizione, ipotizzano gli autori, potrebbe essere legata al fatto che i livelli iniziali di assunzione fossero più elevati nel gruppo “high decreasing” rispetto al “normal stable”, e che quindi l’effetto positivo in termini di volume cerebrale sia relativo alle abitudini precedenti rispetto alla finestra temporale di osservazione durante la quale sono stati raccolti i dati.

L’effetto neuroprotettivo del magnesio potrebbe essere dovuto alla sua azione di modulatore della risposta immunitaria. Alcuni studi indicano la capacità di regolare lo stress ossidativo e la neuroinfiammazione

Gli stessi ricercatori sottolineano comunque che saranno necessarie ulteriori ricerche per confermare i loro risultati, e soprattutto per comprendere il motivo che sta alla base dell’effetto più marcato osservato nelle donne rispetto agli uomini. Certamente se il ruolo neuroprotettivo del magnesio venisse confermato sarebbe un’ottima notizia, vista la facilità con la quale si può eventualmente intervenire in termini di alimentazione o di integrazione alimentare. A questo proposito, è importante sottolineare che il magnesio può essere integrato sotto diverse “forme”, dalle quali può dipendere la sua biodisponibilità e, di conseguenza, il suo effetto.

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Nicola Palmarini è uno dei principali esperti globali di innovazione nell’invecchiamento e nella longevità ed è il direttore del National Innovation Centre for Ageing (NICA) del Regno Unito, un’organizzazione globale sostenuta da un investimento iniziale del governo britannico e dell’Università di Newcastle per aiutare a co-innovare – insieme ai cittadini e alle organizzazioni pubbliche e private – servizi, tecnologie e prodotti e a proporli al mercato attraverso modelli di business innovativi, etici e sostenibili. È membro del Comitato scientifico di SoLongevity.

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