Omocisteina, un fattore di rischio cardiovascolare poco conosciuto

Articolo di SoLongevity Research
L’eccesso di omocisteina rappresenta un rischio per la salute del sistema cardio e cerebro-vascolare, perché stimola processi di aterosclerosi, aumentando le probabilità di ictus e infarto. Se si interviene tempestivamente, cambiando abitudini alimentari e mediante integratori, i livelli possono essere normalizzati. Con un doppio vantaggio

Di cosa parla questo articolo

  • Cos’è l’omocisteina, come si forma e qual è il suo ruolo nell’organismo
  • Quali sono le cause che possono portare a un accumulo dell’omocisteina
  • Quali sono le conseguenze dell’iperomocisteinemia e come funziona l’integratore CardioAge

Tra i fattori che influenzano la salute dei vasi sanguigni e possono causare malattie vascolari del cuore e del cervello ce n’è uno davvero poco conosciuto: l’amminoacido omocisteina. Se presente in quantità eccessive nel plasma, questa sostanza può contribuire alla formazione di placche aterosclerotiche che impediscono il normale flusso del sangue, fino a bloccarlo, aumentando la probabilità di infarto o ictus. Controllare il valore dell’omocisteina facendo dei semplici esami del sangue serve, dunque, a calcolare il rischio cardio e cerebrovascolare di una persona e può essere un’importante forma di prevenzione.

L’omocisteina è un prodotto “di passaggio”

L’omocisteina è un amminoacido prodotto dal nostro organismo a partire dalla metionina, un altro amminoacido presente in molti cibi proteici (sia vegetali che animali), e che quindi viene assunto con la dieta. Normalmente, l’omocisteina è presente in quantità minime nel sangue, perché è il prodotto intermedio di alcuni processi biochimici e viene rapidamente convertita in altre sostanze utili. La maggior parte dell’omocisteina nel sangue è  legata ad altre proteine come l’albumina e viene utilizzata dal nostro organismo in due processi: la riconversione in metionina (cioè lo stesso amminoacido da cui proviene) e la produzione di cisteina, un altro amminoacido contenente zolfo e impiegato per la produzione di glutatione (un antiossidante). Perché avvengano questi processi, c’è bisogno anche dell’intervento di alcune vitamine, come la B6 e la B12, e dell’acido folico.

I livelli di omocisteina plasmatica sono un parametro utile da misurare per la valutazione del rischio cardio e neuro vascolare

Quando si accumula l’omocisteina

La porzione di omocisteina plasmatica libera, ossia quella che non si lega alle proteine, si trova in due forme, una ridotta e una ossidata. Quest’ultima è la più pericolosa per l’organismo, perché può interferire con la salute dei vasi sanguigni. Di solito aumenta quando i valori totali di omocisteina nell’organismo sono molto alti (oltre le 100 micromoli per litro, mentre il range di riferimento non supera, solitamente, le 12 micromoli per litro). L’eccesso di omocisteina (iperomocisteinemia) può avere diverse cause. Può essere dovuto, per esempio, a deficit alimentari che determinano la carenza delle altre sostanze che partecipano ai processi di trasformazione, come l’acido folico e le vitamine B6 e B12. Una dieta povera di frutta e verdura può portare alla diminuzione di acido folico, mentre con i regimi alimentari che eliminano o riducono gli alimenti di origine animale può venire a mancare il giusto apporto di vitamina B12. Livelli elevati di omocisteina si verificano anche in caso di ipotiroidismo, insufficienza renale, tumori. Ci sono, poi, alcune cause di carattere genetico: l’omocistinuria è una malattia genetica dovuta proprio a mutazioni nei geni che codificano per enzimi coinvolti nel metabolismo dell’omocisteina, come quello (ma non è l’unico) della metilenetetraidrofolato reduttasi o 5-mtfh reduttasi. Infine, l’assunzione di certi tipi di farmaci, come la carbamazepina o i contraccettivi a base di estrogeni, possono portare a carenze di folati e di vitamine B6 e B12.

Iperomocisteinemia, quali sono gli effetti?

L’iperomocisteinemia ha un effetto negativo sulla salute del sistema vascolare perché favorisce i processi di aterosclerosi: livelli elevati di omocisteina libera alterano infatti la struttura dei vasi sia direttamente che indirettamente, compromettendo anche la funzionalità dell’endotelio che li riveste.

L’iperomocisteinemia favorisce i processi di arteriosclerosi, e quindi l’insorgenza di ictus e infarti. Un cambio di abitudini e l’uso di integratori possono riportarla a livelli normali.

Una soluzione con l’integratore CardioAge

Misurare il livello di omocisteina nell’organismo è semplice: basta un prelievo di sangue, che attesti sia i valori dell’amminoacido sia quelli delle altre sostanze che partecipano alla sua trasformazione. E se dovesse risultare alto, correggere il tiro è possibile introducendo cambiamenti nell’alimentazione o attraverso interventi di integrazione che agiscono sulle vie metaboliche dell’omocisteina. SoLongevity ha sviluppato CardioAge, un integratore che con la sua formula brevettata favorisce la conversione dell’omocisteina in glutatione endogeno, una sostanza antiossidante, e la formazione di gruppi metili. Cardioage è stato sperimentato in un trial clinico i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nutrients e hanno dimostrato una notevole efficacia a ridurre l’omocisteinemia. Fornisce inoltre folati (sia in maniera diretta sia stimolandone la produzione) e contribuisce al normale metabolismo energetico delle cellule, aiutando a ridurre il senso di fatica e stanchezza grazie alle vitamine B2 e B3.

Bibliografia

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