fbpx

Quanto è salutare l’esercizio fisico molto intenso?

Articolo di SoLongevity Research
La regolare attività fisica è fondamentale per mantenersi in salute, ma, secondo i risultati di uno studio pubblicato su Cell Metabolism, esagerare potrebbe addirittura diventare controproducente

Di cosa parla questo articolo

  • L’attività fisica è importante per la salute, ma non tutte le modalità di allenamento sono uguali
  • Un piccolo studio ha indagato come l’allenamento ad alta intensità modifica il metabolismo e l’attività dei mitocondri
  • Allenamenti ad alta intensità nel breve periodo sembrano portare a sviluppare resistenza all’insulina e ridotta attività dei mitocondri
  • L’esercizio fisico molto intenso potrebbe anche avere impatti negativi sul sistema immunitario, ma servono ulteriori dati

Che il regolare esercizio fisico giovi alla salute è un fatto ormai noto e consolidato. Esistono infatti moltissime evidenze scientifiche che ne dimostrano i benefici: dal miglioramento delle funzioni cardio-vascolari agli effetti positivi sul tono dell’umore, fino alla possibile prevenzione della neurodegenerazione e quindi delle diverse forme di demenza. Le modalità di attività fisica, però, non sono tutte uguali. Allenamenti brevi e molto intensi vanno sempre più di moda, per esempio, ma sono davvero utili? Oppure esiste un limite oltre il quale l’intensità dell’attività fisica svolta può addirittura diventare controproducente? Secondo uno studio pubblicato su Cell Metabolism, un limite c’è. Ecco perché.

Che cos’è il High Intensity Interval Training?

Gli autori della ricerca hanno chiesto a un gruppo di 11 volontari sani, composto da 6 donne e 5 uomini, di sottoporsi a sessioni di High Intensity Interval Training (HIIT) di durata e intensità via via crescenti, per un totale di quattro settimane.

L’allenamento HIIT consiste in brevi sessioni di attività anaerobica ad alta intensità, intervallate da brevi pause o brevi sessioni di allenamento aerobico a intensità più bassa. Può trattarsi di qualsiasi tipo di esercizio fisico, dalla corsa alla cyclette, quello che conta sono appunto gli intervalli e i picchi di attività molto intensa.

Per il presente studio, gli autori hanno progettato il seguente tipo di allenamento: nella prima settimana i partecipanti hanno svolto un totale di 36 minuti di attività (senza considerare i minuti dedicati al riscaldamento e al defaticamento) distribuiti su due sessioni di allenamento, ciascuna costituita da intervalli di 4-8 minuti di attività molto intensa durante i quali i partecipanti dovevano cercare di spingere al massimo le loro prestazioni; nella seconda settimana i minuti totali di attività sono passati da 36 a 90 (distribuiti su tre sessioni di allenamento), per poi raggiungere i 152 minuti nella terza settimana (suddivisi in cinque sessioni di allenamento); i

nfine, l’attività è stata di nuovo ridotta a 53 minuti totali nella quarta e ultima settimana.

Quali sono le conseguenze dell’alta intensità di allenamento?

Durante questo periodo i partecipanti sono stati sottoposti a vari tipi di analisi, dalla capacità di “processare” il glucosio a seguito dell’assunzione di bevande molto zuccherate, alle biopsie muscolari per misurare l’attività dei mitocondri, le centrali energetiche della cellula.

È emerso così che a partire dalla terza settimana di allenamento, quella più intensa, i partecipanti hanno sviluppato una forma di resistenza insulinica simile a quella che si manifesta nelle persone che stanno per sviluppare il diabete, oltre che una riduzione del 40% nella funzionalità dei mitocondri. Questi valori sono migliorati, anche se non sono regrediti completamente, durante la quarta settimana a intensità ridotta.

Bisogna comunque tenere conto del fatto che lo studio ha coinvolto un numero limitato di partecipanti e che la durata relativamente breve non ha consentito di valutare le eventuali conseguenze a lungo termine. Tuttavia, si tratta di osservazioni utili e che fanno riflettere: come sempre, la moderazione sembra rimanere una saggia compagna di avventure.

Quali sono gli effetti dell’esercizio fisico molto intenso sul sistema immunitario?

Tra l’altro, un recente studio pubblicato su Military Medical Research ha riacceso il dibattito sul fatto che lo sforzo fisico intenso possa avere un impatto negativo sulle difese immunitarie e possa predisporre a infezioni del tratto respiratorio. Si tratta di un tema controverso, per il quale la letteratura scientifica e l’opinione degli esperti sono sostanzialmente spaccate a metà.

La novità dello studio è quella di mostrare i cambiamenti biochimici a cui il corpo sembrerebbe andare incontro dopo una performance piuttosto pesante. Il gruppo di ricerca ha infatti analizzato i livelli di 4.700 molecole (proteine, lipidi e altri metaboliti) presenti nella saliva, nelle urine e nel sangue di 11 pompieri prima e dopo aver affrontato 45 minuti di esercizio fisico molto intenso.

Fra i vari risultati ottenuti, i ricercatori hanno osservato in particolare dei cambiamenti nella composizione del microbiota orale, ossia delle popolazioni di batteri che sono regolarmente presenti nella bocca e che, fra le altre cose, aiutano a combattere le infezioni. Inoltre, i livelli di tre molecole pro-infiammatorie presenti nella saliva sono risultati ridotti dopo la performance.

L’infiammazione è dannosa per la salute quando è cronica, ma è anche un meccanismo fisiologico per combattere le infezioni. Quest’ultimo risultato potrebbe quindi indicare una minore predisposizione del corpo nell’affrontare in modo efficace le “incursioni” esterne. Tuttavia, il reale significato di queste osservazioni dovrà essere ulteriormente chiarito. Inoltre, anche in questo caso si tratta di uno studio che ha coinvolto un numero limitato di partecipanti, e i risultati dovranno quindi essere confermati su un campione più ampio ed eterogeneo.

Ultimi articoli pubblicati

Vesti di rosso per un cuore in salute

Vesti di rosso per un cuore in salute

Il 2 febbraio si celebra il Wear Red Day, l’iniziativa della American Heart Association per creare consapevolezza nelle donne di tutto il mondo rispetto al rischio di malattie cardiovascolari. Un rischio che però si può ridurre grazie alla prevenzione e alla ricerca

leggi tutto

Vuoi maggiori informazioni?